Con affreschi del pittore Ravanelli; nella stessa chiesa trovasi l'altare in ceramica vetrificata (1956) e la quinta marmorea (1960) dello scultore friulano Romano Rui, l'organo Mascioni è del 1995. L'unico elemento ancora riconoscibile dell' antica chiesa dei Santi Gervaso e Protaso è il tratto inferiore del paramento murario della facciata con la finestrella strombata situata a lato del portale d'ingresso. Fondata nella prima metà dell'XI secolo, le notizie sull'origine dell'edificio sono molto antiche e risalgono al 1075; esponenti del clero suburbano della chiesa milanese per vendicarsi delle umiliazioni subite a causa delle predicazioni di Arialdo contro la corruzione del clero, decisero di danneggiare le sue proprietà di Cucciago e la chiesa da lui fatta costruire a proprie spese. Questi fatti del 1057 avvennero in seguito al discorso nel quale Arialdo denuncia l'inidoneità di molti sacerdoti ad assolvere il loro ministero pastorale. Come tutte le chiese medioevali era orientata a levante, nella direzione del sorgere del Sole. La facciata era dunque posta ad occidente: la direzione del tramonto e della morte. Il fedele, varcando la soglia della chiesa entra nel luogo sacro lasciandosi alle spalle la morte e il peccato; avviandosi verso oriente si avvia verso l'altare, verso la redenzione alla vita eterna. La chiesa, costruita con muratura irregolare in pietre grezze e ciottoli che il Seveso forniva in abbondanza, presentava nella sua semplicità quelle caratteristiche tipiche dell'architettura religiosa italiana dell'XI secolo: una semplice pianta ad aula unica senza transetto con una piccola abside che proseguiva direttamente la navata. Difficilmente si può immaginare all'interno della chiesa di Arialdo la presenza di figurazioni e di colore; lo spazio si presentava con un effetto monocromatico avvolto in un "purissimo silenzio iconico". Soltanto la luce del Sole, posandosi sulle superfici creava spettacoli luminosi di estrema semplicità e bellezza. Più tardi, tuttavia, le pareti dell'edificio vennero decorate. Il campanile, giunto fino a noi nonostante le varie modifiche sei-settecentesche, si innestava sul fianco sinistro. Accanto alla chiesa dei SS. Gervaso e Protaso, forse sulla spinta innovatrice di Arialdo, sorse, verso la fine del secolo una canonica di chierici regolari come attestato da un documento che dice: morto Arialdo nel 1066 i castellani suoi parenti provvidero che la chiesa dei Santi Gervasio e Protaso diventasse una canonica. La presenza dei canonici nel piccolo villaggio di Cucciago portò continuità nelle celebrazioni liturgiche e innestò nel tessuto territoriale quella componente culturale di cui gli ordini religiosi ed il clero temporale erano all'epoca i pochi depositari. All'inizio del XII secolo un fenomeno nuovo investì l'organizzazione monastica e canonicale. I grandi monasteri iniziarono gradualmente ad estendere la loro influenza sulle piccole e vulnerabili canoniche per assogettarle ai propri possedimenti. Sarà proprio a causa di questi nuovi eventi che la canonica dei Santi Gervaso e Protaso verrà assorbita dall'Abbazia benedettina di S. Benigno di Fruttuaria in Piemonte. La trasformazione della vecchia canonica in monastero cistercense le fece assumere il carattere di una vera e propria azienda agricola su cui si baserà l'economia del piccolo monastero. Il territorio ricevette un impulso per una nuova organizzazione: il disboscamneto e il dissodamento attuato sotto la guida dei cistercensi strapperanno all'incolto nuovi terreni. La chiesa cucciaghese risulta più antica di quasi mezzo secolo del complesso monastico clunicense di S. Giovanni Battista a Vertemate. E pure più antico delle più antiche chiese di Cantù, S. Paolo e S. Teodoro. Il grande fermento costruttivo che investì tutto il comasco nell'XI secolo, non fu certamente un episodio circoscritto e limitato: subito dopo il 1000 in tutta la Cristianità i fedeli impressero un impulso straordinario alla costruzione e al restauro degli edifici di culto di ogni tipo. Dopo l'anno 1000 era come se il mondo, scuotendosi, volesse spogliarsi della sua vecchiaia per rivestirsi di un bianco mantello di chiese. Il 2 dicembre del 1613 l'Arcivescovo Borromeo ne ordinò il perentorio ampliamento della chiesa che porterà ad un radicale ed irreversibile modifica dell'antico edificio romanico. Nell'ottobre del 1900 il delegato arcivescovile sollecitò l'ampliamento dell'angusta chiesa, ma problemi della guerra fecero posticipare il progetto che fu rivisto e iniziò il definitvo ampliamento della chiesa nel 1930.