La zona di Lomazzo, sulla via principale che da Saronno porta a Como era fino a pochi secoli fa maggiormente coperta da brughiere e boschi con alberi ad alto fusto, ma fu progressivamente adibita ad arature. Sul finire dell'ottocento si rinvennero tombe con oggetti di epoca gallica ed in particolare una trentina di urne cinerarie destinate alla conservazione dei balsami e degli unguenti. A questi si aggiunsero poche monete di epoca tardoromana, sostenenti, con alcune lapidi rinvenute nella zona, sicuri insediamenti di gruppi fedeli alla dominazione romana. Il nome, come appare nei primi documenti dopo l'anno '800 "Limatio", "Limacio", "Lomatio" e "Lemacio", vuole significare un accrescitivo peggiorativo di LIMITE, ben considerando come altri termini di questo riflesso siano facilmente riscontrabili nei dintorni. Posto sopra il Contado di Seprio al tempo della conquista longobarda prima e franca poi, venne inserito nella Pieve di Appiano. Prima che finisse l'anno 1000 l'Arcivescovo di Milano Landolfo Carcano ebbe bisogno di mantenere il suo patronato sulla città e le sue terre creando attorno a se un buon numero di sostenitori a cui volle donare in cambio il titolo di Capitani su qualche possesso. A Reginaldo Carcano spettò l'onore del capitanato anche sul paese di Lomazzo. Ben presto sorsero liti tra Milano e Como e trovandosi Lomazzo ad essere terra di confine assogettata ora all'una ora all'altra dovette subire non poche controversie. A questo tempo può farsi risalire la divisione durata per lunghi secoli del paese in territorio milanese ed in territorio comasco. Il 19 luglio nell'antichissimo Brolo di S. Vito si rinnova e si sottoscriveva dopo 11 anni di sanguinose lotte la pace già stipulata nel 1127 tra Milano e Como. Il 2 aprile del 1286 giungevano quivi l'Arcivescovo Ottone Visconti Ugolino Rosso podestà di Milano e per Como il Podestà Guido da Castiglione e Loterio Rusca i quali confermati i capitoli per la pace, la pubblicavano alla presenza dei delegati comaschi e milanesi e degli ambasciatori di altre città. Nel 1290 ripresero le contese tra il Vescovo di Como e l'Arcivescovo di Milano. Nel 1303 il paese subì anche un disastroso incendio. Nel 1760 Lomazzo, dopo alterne vicende a seguito del censimento di Maria Teresa d'Austria, andava componendo le due comunità in un unico Comune appartenente al mandamento di Appiano, sotto la Provincia di Como. Rimaneva comunque la distinzione tra le due diocesi. Un compromesso venne stipulato nel 1915 tra l'Arcivescovo di Milano ed il Vescovo di Como: la chiesa di Lomazzo passò sotto quest'ultimo, mentre la liturgia Ambrosiana si mantenne ancora fino al 1980 circa. Alla fine del XIX sec. questo paese non aveva perso le sue caratteristiche di borgo rurale e le sue tradizioni di carattere feudale. A dare una svolta alla situazione contribuì il sorgere della prima industria cotoniera Somaini. Nel 1893 Francesco Somaini di Como fondò qui il suo opificio, dal quale sono evidenti ancora oggi le testimonianze, costituite dal complesso produttivo a sud di V.le Trento, con la caratteristica architettura industriale dell'ottocento e dalle numerose abitazioni costruite nel V.le Somaini per gli addetti.
Monumenti:
Chiesa di S. Vito.
Della chiesa dedicata in origine ai SS.Vito e Modesto, si hanno notizie fin dal 1170. Facente capo alla diocesi milanese, è sempre ricordata anche nei più antichi documenti relativi alle pievi ambrosiane. L'attuale edificio è stato ricostruito dopo il crollo del precedente avvenuto nel 1793. Attira subito l'attenzione la bella facciata ornata da statue, progettata dall'arch. Simone Cantoni nel 1794 ma completata solo nel 1904. Nel 1919 vennero edificati la cupola ed il campanile terminato nel 1925, alla sommità del quale venne posta la statua del Beato Michele Carcano, gloria locale. L'interno, a croce greca, è di gusto decisamente neoclassico, sottolineato dall'alternaza cromatica del marmo verde e di quello bianco. Le pareti sono scandite da nicchie alcune delle quali ospitano statue di Santi in marmo.